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Nicholas Collins
Nicholas Collins

La Ragazza Di Neve BETTER



È una montagna russa emotiva che prende e lancia lo spettatore in una spirale d'ansia senza apparente fine, l'epilogo de La ragazza di neve. È una corsa al fotofinish senza bandiera a scacchi, che travolge il proprio pubblico placcandone il rush finale a pochi centimetri dal traguardo, per poi lasciarli appesi, in un eterno senso di sospensione a poca distanza dalla linea d'arrivo.




La ragazza di neve



Come tenteremo di chiarire in questa spiegazione del finale de La ragazza di neve, l'apprezzata serie tv spagnola targata Netflix allontana il punto finale del proprio epilogo, portando a termine un capitolo, per iniziarne un altro.Se da una parte il ritrovamento della piccola Amaya è infatti un cerchio che può dirsi concluso con successo, dall'altro un secondo finale prende corpo nella forma di un nuovo inizio. Un finale sospeso, concepito in vista di un'eventuale seconda stagione che sa di palingenesi: una messa in pausa che sa di rinascita, nel corpo di una telefonata abitata di vendetta, rimorso, paura. E così altre indagini prenderanno il sopravvento, altre macchine verranno accese, e altre storie redatte, analizzate, scoperte.


C'è un senso di egoismo ad abbigliare La ragazza di neve e in particolare il suo ultimo episodio. Un narcisismo che porta chi non può avere figli a rapire quelli di altri, e di vendicare gli abusi subiti tra gli spazi dei propri articoli e delle ricerche di scomparse altrui. Questo desiderio di anteporre il proprio io dinnanzi a tutti gli altri, porterà lo spettro della morte a sopraggiungere, aiutando le indagini e concludendo una ricerca protratta per dieci anni. La scelta di accettare il sonno eterno, tentando di portare con sé le persone amate, segnerà un punto finale all'intreccio principale, con il ritrovamento di Amaya e la conclusione delle indagini. Si tratta di un punto di svolta che oltre all'agognato lieto fine, porterà anche fama e gratitudine a chi, come Miren Rojo (Milena Smit) on l'ha mai lasciata andare, continuando a spendere fiumi di inchiostro e lasciti di benzina, per ricercare indizi e nuovi appigli a cui aggrapparsi.


Eppure, come il finale de La ragazza di neve sottolinea nella sua analisi più approfondita, anche ogni azione compiuta dalla giovane protagonista nasconde un fattore principalmente egoistico. Dando una risposta al dolore della famiglia Martin, la reporter tenta di esorcizzare catarticamente i propri dolori. Ma il passato è una mano che tornerà a bussare alla nostra porta se non verrà recisa, staccata, bruciata. È un colpo assordante che si reitererà in eterno, fino a quando non scenderemo a patti con quello che siamo stati, tra sogni e incubi, sorrisi e urla disperate.


Già, perché se per anni il proprio caso non ha trovato un nome da imputare, una figura da incriminare, attraverso la risoluzione della scomparsa di Amaya, la giovane giornalista sente in un qualche modo di aver portato un po' di giustizia anche dentro di sé. Ma - ed è questo il punto focale del finale de La ragazza di neve - Miren non è Amaya. La notorietà per aver salvato dalle grinfie di una madre fittizia sospinta da puri e buoni sentimenti, getterà un fascio di luce sulla protagonista, attirando nuovamente su di lei l'interesse malizioso, ambiguo di aguzzini rimasti nell'ombra e ora pronti a far risentire quell'alito caldo, doloroso, sul suo collo. Coraggiosa in superficie, ma fragile al suo interno, Miren non ha mai avuto la forza di affrontare di petto questi fantasmi pronti a incarnarsi in nuovi occhi, in nuove mani, in nuovi corpi sudati; li ha sfiorati, feriti, ma mai eliminati. E risolvere il caso di Amaya era per la ragazza solo un attacco indiretto a quel mondo; ma, come ci dimostra questo primo epilogo, finché non ci sarà uno scontro frontale tra lei e i suoi aguzzini, tutto rimane soltanto che un antipasto raffreddatosi, un'anticipazione di altri e più pregnanti dolori, e dilanianti traumi.


Che quella minaccia sotto forma di istantanea fotografica rimandi e rigetti la protagonista nella rete dei siti pedo-pornografici non solo è reso esplicito dal soggetto di quella foto: una ragazza imbavagliata e legata, immortalata su nastro fotografico probabilmente senza il suo consenso. Ma lo stesso utilizzo, e susseguente invio, di quell'elemento così piccolo dal punto di vista dimensionale, ma così impattante da quello emotivo, è un indizio lapalissiano circa l'immersione di questa ragazza in un oceano tempestoso di minacce e tensione, ansia e fratture interne. La polaroid è infatti l'associazione diretta a quel ricatto avanzato da James Foster ai danni di Miren per conoscere l'identità di coloro che hanno tolto alla ragazza la serenità, in cambio di flash improvvisi di sostanza dolorosa. E allora, se tutte le pedine che tenevano in piedi questo gioco degli orrori sotto forma di schermo e codici, accessi e materiale di dubbia etica morale, sembravano cadute, la ricezione di quella istantanea allude ad altri sguardi, altri menti diaboliche che rigetteranno Miren nel cuore di una nuova indagine, con altre mani attorno al collo pronte a toglierle il respiro.


Le location de La ragazza di neve, nuovo thriller spagnolo del momento su Netflix girato in una plumbea Malaga invernale. La trama, il cast, le location originali. Ecco tutto quello che c'è da sapere


La ragazza di neve è una serie intrigante. Tiene letteralmente incollato lo spettatore alla storia, voglioso di scoprire, di episodio in episodio, la verità sulla scomparsa della bambina. Tutti i drammi messi in luce in questa serie sono spunti di riflessione per chi la guarda. Tutto ciò che noi facciamo per gli altri è per il loro o il nostro bene? Molto probabilmente Mirén risponderebbe per il bene della bambina e della sua famiglia, perché incapace di vedere come il suo prodigarsi per gli altri è in realtà il metodo da lei creato per fuggire dalle sue stesse debolezze.


Javier Castillo è cresciuto a Malaga. Ha studiato Economia aziendale e ha conseguito un master in Management presso la ESCP Europe Business School. I suoi romanzi, in corso di traduzione in più di 60 Paesi, hanno venduto più di un milione di copie. Salani porta in libreria il thriller La ragazza di neve, che presto vedremo in versione serie su Netflix.


La ragazza di neve, romanzo thriller dello spagnolo Javier Castillo, pubblicato da Salani, è indubbiamente un avvincente page turner, di quelli che, una volta iniziati, non si riesce più a mettere giù.Dal 27 gennaio sarà disponibile su Netflix la serie tratta dal libro.


Il ritrovamento dei vestiti della bambina assieme ad una ciocca di capelli scuri, getteranno i genitori nello sconforto più profondo che durerà cinque lunghi anni fino a che, nel giorno della ricorrenza della sua scomparsa, sarà recapitata loro una cassetta vhs dove si scorge una bambina che gioca serena nella sua stanzetta. Sarà davvero Kiera quella figura che in pochi istanti sfuma nella neve della registrazione?


La serie tv Netflix La ragazza di neve, prodotta da Atipica Films, presenta alcune modifiche rispetto alla storia originale scritta da Javier Castillo, scrittore che non ancora trentenne ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. È infatti ambientata a Malaga nel 2018 durante la sfilata dei Re Magi anziché nella New York del 1998, durante la parata del Ringraziamento.


JAVIER CASTILLO, LA RAGAZZA DI NEVE (SALANI, PP 344, EURO 18,90). Scombina le regole del thriller Javier Castillo nel romanzo 'La ragazza di neve', super bestseller in Spagna, di cui è in produzione una serie Netflix, pubblicato in Italia da Salani nella traduzione di Camilla Falsetti. Apprezzato da autori come Donato Carrisi e Joel Dicker, è il libro che ha segnato una svolta nel percorso di Castillo, autore di cinque romanzi e da oltre un milione di copie. La storia ci porta nel 1998 a New York. E' il Giorno del Ringraziamento e durante la parata tra la folla festante scompare una bambina di tre anni, Kiera Templeton. In un attimo il padre non la vede più. Sale la paura, monta il panico, ma ogni ricerca è vana. Di Kiera si ritrovano solo i vestiti e delle ciocche di capelli. Al caso si dedica anima e corpo Miren Triggs, una studentessa di giornalismo. Dopo cinque anni, nel 2003, arriva ai genitori una videocassetta dove si vede una bambina che sembra Kiera in una stanza colorata. Davanti al video anche la Triggs che conduce un'indagine parallela in cui la sua storia si intreccia con quella di Kiera in un pericoloso gioco di specchi. "Tutto effettivamente nasce dalla paura, come padre prima che come scrittore. Mi sono chiesto: 'se mi trovassi un una situazione come questa che cosa farei? E come reagirei se dopo cinque anni ricevessi una videocassetta e la mia vita fosse distrutta da questo evento?'. Ho voluto giocare, cambiare le regole. Il colpevole in questo romanzo si scopre a metà della storia però al lettore resta il desiderio di sapere che cosa succede. Ho anche voluto dire che chiunque nella vita può arrivare a compiere un errore molto grave come in questo caso" dice all'ANSA Castillo che è nato e vive a Malaga con la sua famiglia e ha studiato Economia Aziendale prima di dedicarsi alla scrittura. "Volevo che ne 'La ragazza di neve' accadesse qualcosa in ogni capitolo e che ci fosse un elemento di gioco, che il lettore si trovasse a comporre un puzzle" spiega. Perché New York? "Ho voluto utilizzare un luogo che per tutti fosse facilmente riconoscibile. Uno spazio come quello della parata del Giorno del Ringraziamento, un momento di estrema gioia e divertimento che diventa il teatro di una tragedia che monta nel corso di tutto il romanzo" racconta Castillo che ha viaggiato molto negli Stati Uniti, ma non ci ha mai vissuto. La serie Netflix dove si gira? "E' in produzione e si sta girando a Malaga. Il fatto di ambientare la storia americana in Spagna è un omaggio, in qualche modo, a me. E' una serie che ha un budget enorme e un cast incredibile. La figura di Miren è interpretata dalla giovane Milena Smit che abbiamo visto in 'Madri parallele' di Pedro Almodovar. Ho collaborato alla sceneggiatura come consulente". Colpisce ne 'La ragazza di neve' la grande attenzione psicologica ai personaggi. "E' il libro che sta suscitando maggior interesse fra i lettori. Non ho cambiato registro, ho sempre scritto thriller, ma questo è un romanzo più emotivo, più universale. La videocassetta è un elemento perfetto in un thriller anche perché oggi con il digitale è molto più facile ritrovare tutto, mentre con quel tipo di tecnologia era difficile". Ci sarà un seguito? "Ho già scritto il secondo romanzo, 'Il gioco dell'anima' che comincia precisamente quando finisce 'La ragazza di neve'. E' probabile che ne arriverà anche un terzo, però devo aspettare per capire dove voglio portare Miren, il personaggio principale". Ma per Miren si è ispirato alla cronaca? "Il personaggio viene dalla mia frequentazione dei social, in particolare Facebook. Mentre Kiera è un personaggio che ho creato io. E' una bambina fragile che entra in una vita che non le appartiene e reagisce negando quello che le è accaduto, ma poi deve sopravvivere e rinuncia in qualche modo ad opporsi alla sua nuova realtà". (ANSA). 041b061a72


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